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Il mio compleanno
Ho desiderato tanto trascorrere il mio compleanno in Kenya e finalmente questa volta è successo. È stato un compleanno strano........degli amici sapendomi "sola" mi hanno invitato a casa loro per festeggiare con la loro famiglia a casa loro vicino Mombasa. Io non me la son sentita di andare via e ho deciso di rimanere a casa, pioveva, e il mio cell impazziva di sms e di telefonate. Vicino a me c'erano persone che non conoscono nemmeno la loro data di nascita, qualcuno sa l'anno in cui è nato, e non ne è neanche tanto sicuro, senza orologi, senza calendari…… insomma se nessuno ti dice quando sei nato, specialmente la tua mamma, come fai a saperlo?!?!?
Un po' triste ho spento il cell e mi son seduta fuori casa. Una bimbetta, mia vicina di casa, orfana anche lei causa AIDS e ignara della sua data di nascita, mi si avvicina e mi dice:"oggi dovrebbe essere un giorno felice invece sei triste"
Io le rispondo che è un giorno come un altro, lei si allontana e dopo un po' torna con un sacchettino di popcorn, io prendo una soda e tra un popcorn ed un sorso di coca ci mettiamo a disegnare. Mi racconta della sua storia, della sua mamma che non c’è più,, del suo papà che vive con un'altra donna, del suo andare spesso in ospedale perchè spesso non si sente bene. Le chiedo se le piace il mare, risponde di si, ma che sua zia non la porta mai perché lavora sempre. Le propongo di parlare con la zia e se le va l'indomani se c'è il sole potremmo andare al mare insieme.......gran sorrisone e consenso della zia!!
L'indomani c'è un bel sole, quindi promessa mantenuta. Insieme a noi si uniscono due miei amici e un altro bimbetto. Tutti al mare, gran bella giornata di sane risate, corse sulla spiaggia e tuffi in un acqua di mille colori ...........si può anche non badare al calendario!!!!
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Progetti
Dopo aver fatto il giro dei bimbi che conosco nei vari orfanotrofi della zona mi sono trovata a fare una riflessione sconcertante: in più di un occasione mi sono trovata dei bimbi diversi. I bimbetti allegri che giocavano fuori magari sotto un bell’ albero, ora nella maggior parte dei casi li ho ritrovati imbambolati davanti alla tv.
Mi chiedo: è questo il futuro agiato che li aspetta? Sono e rimango un po’ perplessa…. ma bisognerebbe aprire un altro capitolo, quindi per ora mi fermo qui.
Noi tutti dell’ associazione eravamo preoccupati perché per circa due mesi i nostri ragazzi erano soli a portar avanti i progetti senza la nostra supervisione. L’esperienza ci ha insegnato che quando rimangono soli le cose si arenano e spesso le fatiche fatte fino a quel momento in poco tempo svaniscono nel nulla, perché se non c’è continuità questo è quello che succede.
Mi sentivo molta responsabilità visto che dall’ Italia tutti aspettavano mie notizie e aggiornamenti, e devo dire che con molta sorpresa e soddisfazione non ho trovato nulla di disastroso. Dopo i primi meeting con i responsabili dei vari progetti mi sono accorta che questa volta non si erano fermati, che erano ansiosi ed orgogliosi di mostrarmi che avevano continuato a lavorare anche senza la “mamma”, per il loro bene, perché tutto quello che imparano e guadagnano è la loro ricchezza, garanzia per un futuro migliore. Certo problemi e disguidi ci sono stati, ma il fatto che abbiano capito che la forza sta nella cooperazione, che i progetti sono i loro e che noi contiamo di essere solo stampelle di cui un giorno, speriamo molto vicino, potranno fare a meno, è una gran gioia e una forte spinta per andare avanti.
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Amo questo paese, la sua terra, la sua gente, i suoi odori, i suoi colori…….tutto questo scorre nel mio sangue…….come una malattia incurabile.
Eccomi di ritorno da un nuovo viaggio in kenya.
40 giorni di Africa semplice e vera.
Parto quando la stagione delle piogge la fa ancora da padrone, ancora pochi muzungu in giro e molto fango.
Sono sola e devo supervisionare i progetti, un po’ la cosa mi preoccupa ma so che ce la posso fare.
Vita vissuta
Questa volta scelgo una sistemazione spartana, un amico ha una stanza libera in casa sua e mi offre ospitalità, all’inizio sono un po’ titubante perché la casa è lontana dal centro abitato e dai servizi che una Malindi ormai italianizzata può offrire; mai scelta si rivelò più azzeccata: per la location (una campagna incontaminata), e per la vita semplice e genuina che mi ha saputo offrire, permettendomi, come mi ha fatto notare un mio carissimo amico, di arrivare vicinissima al mio centro.
All’inizio mi sono sentita un po’ troppo tenuta sottocontrollo, e quel bisbiglio continuo dei passanti muzungu…..muzungu…..muzungu……devo dire che mi ha un po’ innervosito, ma poi quando una signora mi ha spiegato che lì non erano soliti vedere i muzungu, tanto meno a viverci e fare la spesa così tranquillamente come facevo io, ho capito che dovevo dare tempo a tutti di accettarmi; già, anche ai bimbi che all’inizio si nascondevano e alla fine per fortuna hanno riempito la mia casa di canti, disegni e giochi.
Unica nostalgia dei confort occidentali una bella doccia calda la sera. L’ acqua era fredda, ma io ce l’avevo, molti intorno a me no, perciò grande respiro di preparazione e via sotto la doccia a canticchiare ad alta voce per far sembrare la temperatura un po’ più alta e tutti fuori a ridere……..già perché nella mia casa non c’erano vetri a chiudere le finestre, solo zanzariere ed inferiate perciò poca privacy e molta condivisione.
Altri aspetti caratteristici sono stati la cucina, una cucina africana…..una cucina pole pole, perché il tutto veniva cotto su di un piccolo braciere (di cui ora mi sfugge il nome), quindi niente metano che ti da una mano, ma solo makaa (carbone) e paraffina per appicciare il fuoco; il bucato tutto a mano, ovviamente e chinati a terra……..gran mal di schiena tra gli sghignazzi dei miei vicini di casa che mi davano dell’imbranata perché loro a forza di strofinare riuscivano a fare una montagna di schiuma e io no (evidentemente non strofinavo bene…….ah la lavatrice!); e che dire della scopa?! Minuscolo agglomerato di rametti secchi e tutte le mattine a spazzare a testa in giù!!!! Che forti le donne africane, portano il peso della loro Africa tutto sulla schiena!
Spesso la luce se ne andava anche per giorni interi e devo dire che non ne sentivo la mancanza visto che niente lì andava con la corrente, solo delle fioche lampadine che venivano tranquillamente sostituite con le comunissime candele, e poi che dire, lì mi è stato concesso di vivere con ritmi naturali: sveglia con il sole, a nanna con il buio.
A proposito di buio, una delle esperienze più forti che ho vissuto durante questa ultima permanenza riguarda proprio il forte contrasto luce/tenebre, ora provo a spiegarmi.
Fino ad ora non mi era mai capitato di girare la notte per i villaggi, questa volta mi è capitato di camminare al buio tra le capanne illuminate da piccoli lumini e in un attimo la mia mente è volata prepotentemente a quello che abbiamo nelle nostre case italiane; un pugno allo stomaco che mi ha tolto il sonno e un po’ di pace.
Mi sposto a piedi, a volte con il boda boda, faccio spesa nei chioschetti del villaggio, e i venditori ogni giorno mi insegnano pole pole i nomi dei prodotti nella loro lingua.
Per arrivare al centro della città devo camminare una buona mezz’ora, una strada che quasi tutte le mattine faccio quando ho impegni per l’associazione, altrimenti rimango volentieri ad esplorare cosa c’è intorno a casa mia.
Il mio amico spesso mi presta il suo motorino, e mentre scorrazzo pole pole tra il fango faccio ridere molti bimbi, evidentemente poco abituati a vedere una muzungu per di più in motorino…..
ho partecipato ad un rituale con tanto di sacrificio di un povero capretto.
é stata una cerimonia emozionante secondo un rituale per togliere le invidie e le cattiverie (da me si chiama malocchio).
Tutta la famiglia si è riunita e seduta a terra, la persona che pensava di avere queste invidie contro di lui era seduto davanti con il capo chino e dietro di lui un maestro di cerimonia.
tutto il resto della famiglia intorno.
Mentre l'incenso bruciava, il maestro pregava in arabo e le persone rispondevano.
ad un certo punto gli uomini sono usciti ed hanno (purtroppo) sacrificato il capretto.
Ci credete se vi dico che nel momento in cui la bestiola ha smesso di belare si è alzato un vento tremendo?!?!
In poco tempo quel sacrificio è divenuto cibo da offrire a vicini e parenti per far si che se qualcuno aveva delle malignità contro quella persona si sarebbe purificato.
Scriverlo ora mi sembra ancora strano, però vi assicuro che è stata una di quelle esperienze che ti catapultano in un'altra dimensione. 